La nostra storia

1989 – 2020 : l’evoluzione di una associazione culturale

L’Università “Vasco Gaiffi” ha alle spalle oltre trent’anni di attività che l’hanno portata ad essere una delle principali associazioni votate alla formazione permanente presenti sul territorio pistoiese.

Le origini e i primi passi

Nella seconda parte degli anni ottanta il dibattito intorno alla condizione sociale degli anziani ed alla possibilità di un loro inserimento nel tessuto cittadino fu vivo e articolato nella nostra città fino a sfociare nella costituzione di una équipe di ricerca cui le forze cittadine istituzionali affidarono il compito di rilevare i bisogni e le aspettative dei cittadini anziani. I risultati di tale lavoro, pubblicati nel volume: “Terza età e vita sociale”, facevano emergere come fra gli anziani fosse vivo, fra l’altro, il desiderio di tenere acceso l’interesse per gli avvenimenti, la voglia di partecipare ad incontri di studio a scopo di accrescimento culturale, la disponibilità ad impegnarsi in attività socialmente utili. Sulla base di questi dati, su iniziativa del compianto Comm. Vittorio Magni, Presidente del Conservatorio di San Giovanni, cominciò a concretizzarsi l’idea di costituire a Pistoia una Università per gli anziani. Con l’adesione del Comune, della Provincia, della USL, della Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, del Provveditorato agli Studi, della Curia Vescovile, del Distretto Scolastico n.8 e del Sindacato pensionati CISL, il 19 Maggio 1989 davanti al Notaio Giulio Cesare Cappellini, nasceva come “associazione senza scopo di lucro”, l’Università del Tempo Libero e dell’Età Libera che si proponeva e si propone di “contribuire al miglioramento della qualità della vita degli adulti ed in particolar modo degli anziani, mediante iniziative di carattere culturale, formativo, informativo, ed attività pratiche”.

…le ricorrenti difficoltà

Le difficoltà finanziarie iniziali, che addirittura fecero slittare di alcuni mesi l’inizio delle lezioni, sommate alla scarsità di dotazioni didattiche, che caratterizzò l’inizio dei primi corsi sono state la costante, che ci ha accompagnato nei primi anni in cui dovevamo confrontarci anche con la inadeguatezza dei locali per i quali non avevamo la certezza dell’uso. La situazione migliorò nettamente con la concessione da parte della Curia, per diretto interessamento di Mons.Scatizzi Vescovo di Pistoia, di locali presso il Centro di Monteoliveto. In molti casi, spinti dalle sollecitazioni degli iscritti, dall’aumento delle iscrizioni e dalla necessità di aggiungere sempre nuovi corsi per soddisfare le tante richieste che continuavano a pervenirci, siamo riusciti quasi ogni volta a risolvere i problemi e ad andare avanti. Non in tutte le occasioni però in quanto la mancanza di spazi adeguati ci ha costretto a rinunciare a diverse attività che pure venivano richieste con insistenza Ma nonostante ciò con il passare degli anni aumentavano corsi ed iscritti si che ad oggi possiamo dire che la nostra Associazione, sia pure dietro pagamento di una modesta quota di iscrizione, è in grado di offrire ai partecipanti ai corsi proposte culturali qualificate, praticamente una al giorno, dalla fine di Settembre alla fine di Maggio. Purtroppo, almeno fino a ieri, non abbiamo goduto di attenzioni significative da parte degli Enti Locali, i cui contributi erano divenuti pressoché simbolici. Diverso è stato il discorso per quello che riguarda sia la Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, che ci ha sempre garantito il suo contributo, che la Curia Vescovile che, per generosa concessione di S. Ecc. Mons. Scatizzi Vescovo di Pistoia, ha messo a disposizione dell’Università alcuni locali presso il Centro di Monteoliveto grazie alle quali ci è stata consentita la sopravvivenza..

Un nuovo inizio

Con il trentesimo anno di attività è stato avviato un percorso di rinnovamento, iniziato con il trasferimento dell’Università a Uniser, che con disponibilità e grande generosità ci accoglie nel Polo universitario pistoiese. Mantenendo totale gratitudine nei confronti della Diocesi, che ha sempre generosamente garantito gli spazi per il funzionamento della nostra Istituzione nei locali di Monteoliveto, abbiamo ritenuto più consono e coerente con le nostre finalità inserirsi nel Polo universitario pistoiese. Lo abbiamo fatto in punta di piedi, ma con l’ambizione di portare il nostro contributo per arricchire e rafforzare il ruolo e la funzione di una struttura universitaria a Pistoia, convinti, come tutta una recente letteratura conferma, che l’educazione permanente, a cui da sempre consacriamo il nostro impegno, costituisca la cifra più importante per conferire senso alla crescente longevità del nostro presente. <br>Successivamente, un ineludibile adeguamento alla nuova normativa delle associazioni di volontariato, nota come Codice del Terzo settore, ci imponeva di cambiare denominazione e statuto, trasformandoci appunto in APS. Associazione di Promozione Sociale. Abbiamo deciso di cogliere l’occasione per trasformare radicalmente la nostra denominazione rinunciando all’evocazione del Tempo libero, cui comunque restiamo affezionati nella sua accezione più nobile di tempo liberato e dedicato ad una importante esperienza di approfondimento e di crescita culturali e relazionali, ma che ormai automaticamente rinviava alla vecchia sede nella Casa dell’anziano e ad una connotazione anagrafica smentita nei fatti da tante nuove iscrizioni. L’abbiamo, quindi, sostituita con un esplicito richiamo a quel modello di Formazione Permanente, che esprime al meglio la vocazione privilegiata della nostra Università nello spirito europeo del Convegno di Lisbona, a cui già ci richiamavamo anche nel precedente statuto. Ma prima e con ancor più determinazione abbiamo voluto intitolare l’Università alla memoria del professor Vasco Griffi, conosciutissimo ed universalmente apprezzato ben oltre i confini della nostra città. La scelta ha voluto rendere omaggio non solo al suo ruolo di impareggiabile educatore per generazioni di studenti del Liceo “Forteguerri”, ma anche e – per quel che ci riguarda – con pari gratitudine al suo impegno appassionato e sempre assolutamente disinteressato a favore di questa Università, di cui fu fra i fondatori e poi sempre membro prodigo del suo intelligente, prezioso contributo come membro del Comitato tecnico-scientifico e coordinatore di corsi in svariate discipline.<br>L’altra grande novità di questo nuovo ciclo – ultima, ma certo non per importanza – è che dall’anno scorso l’Università propone alcuni dei suoi corsi a Montale nei prestigiosi locali della Villa Smilea. È un primo passo nella direzione testardamente perseguita di estendere l’attività dell’Università sull’intero territorio della provincia. Siamo grati all’Amministrazione comunale di Montale del sostegno che ha voluto garantirci e soprattutto di averci aiutato a rompere il ghiaccio. Confidiamo che l’esempio non rimanga isolato. È un ulteriore scommessa dopo quella affrontata non senza patemi con il trasferimento della sede qui in via Pertini nei locali del Polo Universitario.

ed infine le conclusioni

Ci siamo lasciati alle spalle un altro anno pesantemente segnato dalla pandemia. Ne saremo finalmente fuori? Speriamo proprio di sì. Sempre tenendo ben presente qual è il vero nemico che abbiamo tuttora di fronte. Il virus, come la peste di Camus, è dentro di noi: la paura, la psicosi che dopo oltre un anno di quotidiano terrorismo mediatico abbiamo introiettato. Nel nostro piccolo, lo abbiamo visto nelle settimane di maggio quando, appena possibile, abbiamo ripreso le lezioni in presenza. Non vi erano più veri motivi per diffidare, eppure i corsi sono stati poco frequentati, molti hanno continuato a preferire il collegamento da casa. Naturalmente non ne faccio una colpa. È difficile sconfiggere la paura, soprattutto in tempo di dittatura dei virologi. Per aiutarsi, affidiamoci anche quest’anno all’insuperabile Claudio Magris. Mentre tutti i quotidiani, per riempire le giornate di noi reclusi “per il nostro bene”, erano beatamente (e un po’ beotamente) affollate di suggerimenti di lettura dei mille e spesso insignificanti libri appena pubblicati, lui se ne è uscito in modo (apparentemente) inopinato con la inattualissima considerazione dell’opportunità di rileggere le lettere di Rosa Luxemburg, in particolare una scritta alla vigilia di Natale dal fondo del carcere di Breslavia. Dalla finestrella della prigione può guardare i prati, la luce delle diverse ore, i fiori, le bacche di sambuco, il “velluto” dell’oscurità notturna. E tanto basta a vincere l’abbattimento, la paura, la depressione: “il mio cuore – scrive – pulsa di una gioia interiore inconcepibile e sconosciuta, come se andassi camminando su un prato fiorito… e nel buio sorrido alla vita”. In tempo di Covid le sue lettere sono un vaccino contro l’attenuarsi della gioia di vivere, della passione, dell’entusiasmo. Meglio la Luxemburg delle ultime meditazioni pandemiche di quelli che cantano sui balconi.
Un’altra grande donna, Laura Conti, maestra di tutti noi e apripista dell’ambientalismo scientifico e della centralità dell’ecologia come scienza che unisce le discipline e indaga la complessità, nel 1976, un mese dopo il disastro di Seveso e l’incubo diossina, scriveva: “Io credo che un mese di tensione e di angoscia abbia valso più che anni di studio; e che un passo avanti fatto da mille persone valga di più che un chilometro fatto da qualche esperto”. È auspicabile che, dopo non un solo mese, ma un intero anno di “tensione e angoscia” da pandemia, la mentalità collettiva, tacitati gli “esperti” perennemente in guerra fra loro, abbia fatto un decisivo passo avanti maturando una nuova consapevolezza. Da una parte un modo nuovo di guardare alla nostra presunta “normalità” e la scoperta di scomode verità, a partire dalle relazioni fra l’aggressione dell’uomo verso la natura e la diffusione di malattie infettive. Ma anche, dall’altra, la determinazione e la forza di rifiutare il riduzionismo di quanti vorrebbero convincerci che la vita sia semplicemente nutrirsi, respirare e schiacciare il telecomando.
Naturalmente per proteggerci, ma non dimentichiamo che di buone intenzioni è lastricata la via dell’inferno. Nessuno schermo può sostituire la vita, né quello della vecchia, cara TV, né quelli dei moderni strumenti che, fra un like e l’altro, minacciano di impossessarsi delle nostre vite. La vita degli esseri umani è una rete, un tessuto di relazioni, possibilmente salutari e intelligenti. Per questo continueremo a portare avanti il nostro impegno, offrendo le nostre lezioni a tutti coloro che non vorranno rinunciare alla possibilità di un incontro, uno scambio di opinioni, una parola amica. Per questo da settembre vi aspettiamo in sede: interessati ed entusiasti come sempre.

Il Presidente
Andrea Fusari