Corso di 4 lezioni coordinato da Andrea Baldinotti
Accade talvolta che siano le opere d’arte stesse a raccontare – più di quanto possano fare i documenti – il senso profondo della loro storia. Le scritte epigrafiche, così come le frasi dedicatorie che vi si leggono sono spesso il miglior viatico per entrare nel loro universo segreto o almeno per poterne sondare la genesi da un’angolazione del tutto particolare. E’ questo il semplice pretesto per avviare una rilettura di alcuni capolavori che segnano l’orizzonte figurativo del panorama artistico pistoiese: il pergamo eseguito da Giovanni Pisano per la chiesa di Sant’Andrea – vero e proprio spartiacque della scultura occidentale – all’alba del XIV secolo; le terrecotte invetriate di Luca e di Andrea della Robbia chiamate a rifondare il mito della purezza classica, propria della scultura greca, in terra di Toscana; il culto per la pittura raffinata ed eletta del Seicento fiorentino che proprio nella nostra città ha trovato, intorno alla metà del secolo scorso, il suo primo e più illustre cantore. La collezione di dipinti radunata da Piero Bigongiari è stata infatti il fondamentale veicolo per un più moderno e rinnovato studio sull’arte barocca maturata all’ombra della corte medicea i cui riflessi non mancarono di farsi avvertire anche in territorio pistoiese. Uno dei più importanti risultò l’attività del più “sfuggente” dei maestri di quel secolo: Giovanni Martinelli (argomento finale del ciclo di quest’anno). Allievo di Jacopo Ligozzi, quasi sempre all’opera lontano da Firenze, non ebbe neppure l’onore di un profilo biografico da parte di Filippo Baldinucci. La preziosità della sua pittura e la profonda valenza simbolica dei suoi soggetti hanno tuttavia finito col farne uno dei pittori più affascinanti del suo tempo.