Corso di 4 lezioni coordinato dal Prof. David Pratesi e condotto insieme ad altri docenti
Così come J. Guitton, autore di un Gesù divenuto un classico, scrisse nel 1955 un libretto per sottolineare l’Attualità di Agostino, ancor oggi del Vescovo di Ippona si continua a lodare l’attualità, al punto che forse dovremmo parlare di una contemporaneità permanente, implicita peraltro in una frase evidenziata da M. Cacciari, emblematica dello cifra personale e relazionale, intellettuale e morale – spirituale – del grande interprete della cultura greca e di quella ebraico-cristiana: Rapimur amore indagandae veritatis (“Siamo rapiti dall’amore della verità da indagare”). Circa la seconda componente, delle Confessioni, modello insuperato di autobiografia interiore, l’esegeta J. Fontaine, arriverà a dire: “La confessio, che dà tensione sapienziale all’opera, è più genere biblico che letterario”. Ma più ancora possono forse dire le commoventi parole di G. Papini che nel definire Le confessioni “un’immensa epistola a Dio”, descrive così l’eccezionale mittente: “Sant’Agostino è uno di quegli uomini per i quali non esiste la morte … Voglio dire che è presente sempre e tutto vivo anche quaggiù, come se non fosse mai morto, tanto che si ha l’impressione, dopo che s’è praticato un po’ di tempo, d’averlo conosciuto, d’averci parlato, d’esserci amici.” Muoveremo dunque dalle Confessioni per cercare di coglierne in primis la riflessione su memoria e tempo, soggettività e autocoscienza. Tratteremo quindi di un grande agostiniano, a sua volta inquieto, a sua volta precursore di modernità, quale fu B. Pascal, l’autore dei Pensieri, del quale è possibile cogliere influenze e affinità nella letteratura italiana. Parleremo quindi della più ampia accoglienza letteraria delle Confessioni, spaziando oltre il loro stesso valore come nuovo genere di scrittura. Concluderemo con una documentata ricognizione tra le arti figurative, utile a delineare l’iconografia di Agostino, inclusiva, tra altre, delle opere del Beato Angelico e di Botticelli.